Un tavolo per il bene del territorio

Un tavolo per il bene del territorio

di Gianfranco Paris
Ho letto con interesse l’appello della Associazione NOME-Officina politica diretto a tutti i parlamentari eletti ed ai consiglieri regionali reatini. Ho pensato: visto che fino ad oggi una iniziativa del genere non è stata mai presa, almeno in questi ultimi due decenni, dai partiti ai quali l’elettorato delega la funzione politica, finalmente qualcuno se ne è fatto carico da una posizione di terzietà rendendo più facile realizzare un tavolo di sano confronto per affrontare la soluzione di problemi che sono sul tappeto da decenni e che non hanno mai trovato una soluzione.
La cosa però mi ha fatto subito tornare alla mente ciò che accadde agli inizi degli anni novanta del secolo scorso quando la Confindustria locale, prevedendo che presto le cose sarebbero finite male per il nucleo industriale, decise di scendere in campo con i rappresentanti delle industrie più importanti allora in funzione decidendo di far partecipare alla gestione della Associazione i migliori dei propri manager.
Infatti non fu per caso che presidente fu nominato l’amministratore delegato della Texas Instruments Schisano, vice presidente l’amministratore della Telettra Bertone e direttore Giuliano Piacentini in rappresentanza della Intermotor. Erano le tre industrie più importanti dell’epoca insediate a Rieti.
Lo fecero perché vollero fare l’ultimo tentativo per convincere la politica locale a muoversi una volta per tutte al fine di rimediare alla mancanza di infrastrutture e servizi senza i quali, una volta finiti i contributi della Cassa del mezzogiorno, sarebbe stato fornito alle medesime l’alibi per andarsene in siti più favorevoli, come in effetti poi avvenuto.
Per due anni ciclicamente l’Associazione si fece promotrice di alcune iniziative di spessore sia con conferenze-dibattito che con iniziative fieristiche per la riuscita delle quali furono mobilitate tutte le migliori energie manageriali di tutte le industrie ancora insediate nel Nucleo.
All’epoca vi partecipai direttamente non solo come direttore di Mondo Sabino, ma come dirigente della piccola industria in rappresentanza della società di gestione del giornale.
Come testimone diretto posso affermare, e la prova di quanto affermo la si può leggere nella collezione di Mondo Sabino di quegli anni e nel libro Almanacco di fine millennio, consultabili presso la biblioteca Paroniana e presso l’Archivio di Stato, l’Almanacco anche online nel sito www.gianfrancoparis.it, che l’impegno profuso fu molto, ma che i primi a boicottare l’iniziativa furono i rappresentanti politici dell’epoca eletti al Parlamento e al consiglio regionale: Ianni – Vella – Antonini, i quali dettero prova della loro pochezza recitando una sceneggiata di ripicche relative al presenzialismo dell’uno o dell’altro col risultato che se interveniva l’uno non interveniva l’altro!!!
Di questo sono stati capaci gli eletti dai reatini Rieti e da tutta la provincia!
Il risultato è sotto gli occhi di tutti. Texas e Telettra se ne sono andati, rimasta in tono minore solo la Intermotor, ed il Nucleo industriale è diventato in prevalenza un cimitero di cemento armato.
Non vorrei che anche questa iniziativa di NOME-Officina politica, una associazione di gente volenterosa e competente che ancora osa credere che a Rieti le cose possano cambiare in meglio, faccia la stessa fine. Sarebbe un’altra occasione perduta.
Per verità questa volta i risultati elettorali lasciano sperare in meglio. Ci sono tre deputati alla Camera nuovi di zecca, tra l’altro tre giovani, tutti di estrazione locale. Lorenzoni e Fusacchia reatini, Trancassini leonessano. A questi si aggiunge il sabino Melilli che giovane non lo è più, ma speriamo abbia capito che se non si da una mossa gli può finire male. E’ dotato di una buona dose di furbizia e, se anche in passato non ha brillato per risultati, da buon democristiano sa quando l’aria comincia a puzzare di bruciato. Sono certo che capirà. E sono certo che questa volta forse il desiderio di tanti reatini, che sperano che i loro eletti siano capaci di lavorare nell’interesse del territorio senza pensare solo a quelli delle loro “falangi”, abbia serie probabilità di avverarsi.