Scuole: cosa sta accadendo, cosa accadrà tra 15 anni?

Scuole: cosa sta accadendo, cosa accadrà tra 15 anni?

Il rilascio delle statistiche demografiche ISTAT relative all’anno 2018 suscita un certo interesse riguardo agli ultimi argomenti di discussione cittadina, in particolare sul versante “scuole”.

L’attenzione di NOME Officina Politica non è tanto sulla “fotografia” demografica dell’ISTAT, ma sulla sequenza di fotogrammi che dovrebbe aiutare i nostri amministratori alla assunzione di politiche e scelte coerenti con la “Rieti che sarà”.

A questo link la nostra elaborazione

Siamo andati ad analizzare, sulla base della composizione per età della popolazione da 0 a 18 anni (7199 bambini e ragazzi), la “platea potenziale” degli studenti delle scuole medie inferiori e superiori per i prossimi anni.

Si tratta di una valutazione che fa riferimento ai soli iscritti all’anagrafe nel 2018, e quindi non considera i saldi in entrata (immigrazione scolastica) ed in uscita (emigrazione e abbandono scolastico).

Per le scuola media, la “platea potenziale” al 2018 è di 1169 ragazzi. Tale dato avrà un andamento stabile nei prossimi 5 anni, per avere un marcato decremento nei successivi. Nel 2029, a frequentare le scuole medie inferiori saranno gli 891 bambini di 0, 1 o 2 anni oggi censiti in anagrafe, con una decrescita complessiva del 13,1%  rispetto ad oggi.

Per le scuola superiore, la “platea potenziale” rilevata al 2018 è di 2123 ragazzi. L’analisi dei dati, ci mostra una decrescita numerica per i prossimi 10 anni fino al 10%, per rilevare, dopo il 2028, un vero e proprio crollo. Addirittura al 25,8% all’anno 2032, quando saranno iscritti alle scuole superiori 1.576 ragazzi, oggi bambini di età compresa da 0 a 4 anni. Quindi, tra 15 anni è verosimile assumere la scomparsa di 1 alunno su 4 nelle scuole superiori.

Ciò premesso, secondo NOME l’analisi di alcuni fenomeni deve essere lo sprone per immaginare politiche in grado di supportare modelli di (nuovo) sviluppo, senza piangersi addosso rispetto a dinamiche che sono similari ad altre realtà interne del Centro Italia.

Ad esempio, a tre anni dal terremoto, con gli interventi sulla edilizia scolastica che ancora sono fermi al palo, ci pare che nessuno abbia posto l’accento sul fatto che il previsto “miglioramento sismico” delle scuole, al di là dei discutibili risultati dal punto di vista tecnico, andrà ad operare su strutture esistenti inadeguate, di uso non flessibile e costoso rispetto alla prevedibile riorganizzazione della rete scolastica che avverrà nei prossimi 10-15 anni.

Al contrario, si tratta di processi nel quale le scuole devono essere coinvolte, con la politica a farsi carico della complessità dei territori per mettere al centro un’idea di scuole moderne e innovative, al servizio dell’utenza, proprio in una ottica di “attrattività” per la Città, tutta da immaginare, in grado di contrastare fenomeni di spopolamento che non riguardano solo Rieti, ma che per Rieti, territorio demograficamente ed economicamente fragile, possono essere letali.