Interconnessioni di natura turistica tra Sabina e Umbria

Interconnessioni di natura turistica tra Sabina e Umbria

Intervista pubblicata sulla rivista semestrale di società e cultura “Passaggi”, Morlacchi ed.

Paolo Massarelli, Unione Civica per Terni

Esiste una interconnessione territoriale tra Umbria e Sabina nel settore turistico?

Senza dubbio: i due territori intrattengono rapporti culturali, antropologici, politici, economici da sempre. Basti pensare che il sito turistico che vanta più visite in tutto il centro Italia, con l’esclusione di Roma, ovviamente, cioè la Cascata delle Marmore, nasce proprio dalla necessità di regolare e disciplinare in modo amichevole i rapporti fra i due territori. Dalla sua nascita sono passati quasi 2.300 anni e le testimonianze che accomunano le due realtà sono numerose. 

Le interconnessioni sono ad oggi del tutto evidenti nelle strutture urbane dei centri minori, nelle similitudini territoriali e culturali. 

Il comprensorio Umbro-Sabino, separato da una scelta politica miope, è in realtà un territorio omogeneo.

Quali le risorse a disposizione che accomunano i due territori?

Innanzi tutto, partendo da quanto sopra ho detto, non si può non tenere conto che ad accomunare i due territori c’è il bacino Nera-Velino, con le numerose opportunità che questi due fiumi rappresentano in termini di attrattività turistica. 

I percorsi francescani poi sono presenti sia nella Valle Santa reatina con il sito di Greccio, conosciuto in tutto il mondo, che nel territorio ternano, narnese e amerino. Perfino Terni, città di vocazione industriale, ha la sua principale chiesa intitolata a San Francesco, costruita solo 30 anni dopo la morte del Santo. 

E come non ricordare la via Francigena che sta via via acquisendo notorietà nell’offerta turistica internazionale? 

Citiamo anche gli sport acquatici che possono essere praticati lungo il bacino dei due fiumi, e le attività di trekking, il canyoning, l’arrampicata sportiva, lo sci. 

Un discorso a parte merita il turismo storico: il risorgimento italiano prese da qui origine per la conquista della capitale nel 1870. 

A Terni, è presente una fabbrica d’armi storica, che vanta (anzi vanterebbe se fosse aperto al pubblico) un museo di primaria importanza nel panorama internazionale. 

Sono poi presenti siti di archeologia industriale dalle potenzialità rilevanti, per non parlare inoltre dei siti archeologici romani:  Interamna Nahars, Carsulae, Amelia, la villa di Quinto Assio, Reate, Cutilia con la villa di Vespasiano, Trebula Mutuesca, Cures. 

L’offerta turistica è enorme, ma è poco conosciuta al grande pubblico e poco valorizzata. 

Un’ultima considerazione: Terni vanta la più grande necropoli dell’antichissimo popolo umbro, dalla quale sono emersi molti reperti di interesse inestimabile. Tutto questo non è visibile a Terni perché la città (110.000 abitanti) non ha un museo. 

Sarebbe bello realizzare un museo umbro-sabino, magari in un luogo simbolicamente pregnante, come la congiunzione fra Nera e Velino, dove concentrare le grandi messi di reperti sparsi per i musei di tutto il centro Italia: questo diventerebbe immediatamente un sito di primario interesse per tutto il Paese.

Francesco di Assisi rappresenta oggi una forte attrazione turistica per l’Umbria. Intorno al suo nome ruota un turismo religioso che guarda alla grande Basilica di Assisi e a Santa Maria degli Angeli come luoghi di culto. Ma la Valle Santa reatina vanta la presenza del grande santo nei momenti più importanti della sua vita: a Fonte Colombo dettò la Regola; alla Foresta  scrisse il Cantico delle creature e a Greccio ideò il primo Presepio. In quali modi potrebbero essere collegati quesi eventi rendendo più forte la domanda di turismo religioso legato a Francesco di Assisi? Greccio tra l’altro è gemellato con Bethlemme, un aggancio internazionale non trascurabile?

Numerose sono le testimonianze che San Francesco ha lasciato nel reatino e anche nella provincia di Terni. 

La figura del Santo più venerato al mondo e la sua costante presenza in questi territori dovrebbe indurre a pensare tutto il comprensorio come un percorso da proporre ai credenti (ma non solo) di tutto il mondo. 

Innanzitutto si dovrebbe uscire dalla ristretta visuale localistica e ragionare su una scala più vasta. 

L’ottica da cui guardare il fenomeno ci deve indurre a valutare l’offerta turistica ritagliandola sulle dinamiche che afferiscono al turismo internazionale.  

E’ chiaro che in questo momento il sito di Assisi concentra su di se tutte le attenzioni, ma è ad oggi meta di un turismo tipicamente “mordi e fuggi”, che non porta grandi vantaggi a tutto il territorio umbro-sabino. Paradossalmente questo approccio, per certi versi, penalizza anche la stessa Assisi, ridotta ad una fugace tappa lungo il percorso di spostamento dei turisti stranieri fra Roma e Firenze. 

In questo contesto riteniamo che un ruolo fondamentale lo possano giocare le infrastrutture di collegamento fra il reatino e il ternano con:

  1. Il resto dell’Umbria e nello specifico, ovviamente, con Assisi e i luoghi francescani. Indispensabile diventa la realizzazione della strada Terni Spoleto, che insieme al completamento della Terni-Rieti metterebbe tutti i luoghi francescani dell’Umbria e della Sabina ad una distanza, su gomma, di poco più di 1 ora.
  2. Il porto turistico più importante d’Italia, attraverso il completamento della Rieti-Civitavecchia. Basti pensare alle crociere nel mediterraneo: una dorsale siffatta consentirebbe ai crocieristi di visitare in un giorno tutti i luoghi francescani umbro-sabini.
  3. Con Roma, al fine di attrarre sul territorio i flussi turistici internazionali che fanno capo alla capitale. Al riguardo esiste già un progetto che mette in collegamento i nostri territori con Roma attraverso una strada, che si snoderebbe fra i territori di Terni e Rieti collegandosi alla A1 in corrispondenza dell’uscita Soratte.
  4. La creazione di un hub infrastrutturale di primaria importanza per tutto il centro Italia. 
  5. Esiste già un area che ha questa vocazione e che da sempre costituisce uno snodo per gli spostamenti di merci e persone: la piana di Orte. 
  6. Il trasporto su gomma e su ferro è già realizzato, Orte è crocevia per i collegamenti fra Roma e il nord, a Orte convergono le dorsali per Ancona, per Rieti, la Tuscia e il porto di Civitavecchia. E’ ormai quasi del tutto completato il centro intermodale per lo smistamento delle merci su tutto il centro Italia. Manca un solo tassello per rendere Orte un hub non solo italiano, ma anche internazionale: l’aeroporto. Il terzo aeroporto della capitale, su cui tutto il comprensorio umbro-sabino e anche della Tuscia deve puntare senza indugi.

Per concludere, Rieti deve valorizzare al meglio il gemellaggio di Greccio con Betlemme, questo è importante nel momento in cui pensiamo al turismo religioso: nell’immaginario comune, queste sono “terre mistiche” e tale immagine deve essere potenziata, creando per esempio eventi a tema, andando oltre i  gemellaggi tra città che siamo abituati a leggere sui cartelli stradali, ormai una pura indicazione  senza significato reale. La via Francigena, che ha rappresentato l’itinerario che i pellegrini percorrevano per recarsi in terra santa, deve costituire l’anello di congiunzione. 

Serve una regia di alto livello che organizzi  eventi emozionali di respiro internazionale che annullino le distanze fra la valle santa e la Palestina. 

A suo avviso le strutture realizzate in questi ultimi anni, come il Cammino di Francesco o la via Francigena, sono strumenti sufficienti per realizzare questa connessione? Quali le eventuali insufficienze?

Come già dicevo prima, riteniamo che questi due elementi in sé siano importantissimi, ma che debbano essere ricompresi in un progetto complessivo di più ampio respiro, per indurre nell’immaginario collettivo il concetto di “comprensorio francescano”. 

L’offerta dunque deve essere multiculturale, e rivolgersi a target diversi. Il cammino di San Francesco e la Via Francigena, per esempio, attraggono perlopiù un turismo di tipo mistico, quello dei pellegrini. La Regione Umbria per la verità ha già redatto una proposta di itinerari che si snodano dalla Capitale e attraversano la Sabina e l’Umbria del Sud, per arrivare ad Assisi e Gubbio. Nonostante questo però, si può facilmente notare che questo tipo di turismo non riesce a raggiungere l’elevato numero di presenze registrate da altre proposte europee (come per esempio il Cammino di Santiago). 

A noi sembra che il vulnus più pesante che può essere associato all’offerta turistica attuale è quello della mancanza di coordinamento e di una visione complessiva. 

Come spesso accade, ogni territorio ragiona nell’ottica ristretta della propria visuale, e non pensa quasi mai a fare sistema con le offerte delle altre realtà. In questo il regionalismo non ha certo aiutato, creando di fatto un confine fra Terni e Rieti, che invece per storia e cultura sono territori affini. 

Riteniamo che tutto questo possa essere superato muovendo dal basso ciò che la politica non ha saputo muovere,  creando così sinergie che portino ad uno sviluppo armonico e coordinato.

In tutta l’Umbria, ma anche nel reatino, esiste un notevole patrimonio urbanistico e artistico fatto di palazzi, arredi e notevoli opere d’arte; quali iniziative potrebbero essere prese per realizzare un’offerta turistica connessa e più appetibile?

Anche in questo caso non si può prescindere da un’offerta multidisciplinare, che individui siti architettonici di particolare interesse (che di certo non mancano nei nostri territori) per inserirli in un’esperienza di viaggio. 

E’ necessario che la proposta turistica non sia più una questione da liquidare con un sito istituzionale che reclamizzi ed illustri in modo meramente nozionistico i siti di interesse. 

Il turismo è diventato a livello internazionale una competizione serrata, che si fonda su strategie avanzate di marketing del territorio. 

Tutto questo in Italia e nella fattispecie nel comprensorio umbro-reatino manca quasi del tutto. 

E’ necessario, al fine di competere ad alti livelli con il resto d’Europa, l’apporto di manager che rivestano il classico ruolo di designer dell’esperienza turistica. Dobbiamo, in sintesi essere in grado di ideare offerte su misura per ciascun segmento e sotto-segmento di viaggiatori.

Diviene essenziale, per esempio, lo Storytelling Esperienziale, cioè la capacità di narrare storie, in grado di influenzare le scelte dei consumatori. In che modo? Rendendo familiari e attrattive le destinazioni turistiche che vogliamo promuovere e diffondendo queste esperienze online.

Nel marketing turistico, vince chi sa lavorare sull’immaginario, sui simboli, sulle emozioni, sulle atmosfere. Chi è in grado di trasformare i classici pacchetti turistici in esperienze capaci di coinvolgere le emozioni, lasciando un segno di questo impatto emotivo, rendendo l’esperienza identificabile nella nostra memoria per i giorni, mesi ed anni a seguire. 

Dobbiamo prendere atto che il turismo fatto di siti da visitare servendosi delle brochure acquistate alla pro loco è morto e sepolto.

Il Lago di Piediluco è uno dei laghi residui del grande Lacus Velinus. Gli altri due sono il lago Ripasottile e il Lagolungo entrambi nella piana reatina. Questa peculiarità potrebbe dare al comune di Terni, di cui Piediluco è una frazione, una chance di maggior respiro per proposte turistiche legate all’acqua e alla natura?

In verità questo aspetto è forse quello per il quale la situazione attuale si è maggiormente avvicinata al giusto modus operandi. 

L’offerta sportiva, non solo delle acque ferme, ma anche del mondo acquatico a valle della cascata sta vivendo un buon momento, ovviamente legato alla stagionalità. 

Si tratta di spingere maggiormente e ancora una volta nella direzione del coordinamento fra i territori. 

In questo caso è stato intrapreso quel percorso di Storytelling di cui parlavo prima: la zona è ormai consolidata nell’immaginario collettivo come un vasto parco dove esercitare sport acquatici e, almeno in Italia, dopo vari anni di investimento, il comprensorio ha acquisito la sua giusta fama in questo senso. 

Sul lago di Piediluco ci sarebbe ancora da fare per quanto riguarda l’offerta di pacchetti emozionali, così come è stato fatto per il territorio a valle della cascata, dove il rafting, il canyoning, le arrampicate hanno creato un indotto per tutte le età e i livelli di esperienza. Piediluco parte già con il piede giusto perché sede CONI per il canottaggio sportivo. Non dovrebbe essere difficile, partendo da un offerta indirizzata verso la capitale, inserire altri sport acquatici, con tutto ciò che ne consegue a livello di indotto. 

C’è invece un settore ancora non adeguatamente sviluppato che è quello del trekking.

Inoltre il Lago di Piediluco, che è emissario del fiume Velino e attraverso esso del fiume Nera passando per la Cascata delle Marmore, costituisce un bacino di grande rilevanza per un turismo della natura. Quali iniziative potrebbero essere poste in essere insieme per meglio valorizzarlo?

Questo punto va strettamente connesso a quello precedente: di fatto i territori della Bassa Valnerina-Piediluco-Piana Reatina-Terminillo costituiscono un parco naturale a tutti gli effetti.

Il trekking può costituire in futuro un elemento di congiunzione su cui costruire l’offerta naturalistica. 

I due territori sono delimitati a est da una catena montuosa di rara bellezza che va dai Monti Sibillini e scende a sud fino al Terminillo. Questa dorsale è praticamente percorribile a piedi senza soluzione di continuità e vanta decine di itinerari suggestivi e densi di significati, non solo naturalistici, ma anche storici e religiosi. 

E’ un comprensorio che non teme confronti e che offre un panorama di emozioni unico nell’offerta turistica del settore. 

Inoltre la conformazione delle nostre montagne rende fruibile ai più questa esperienza. 

Purtroppo però, mancano le infrastrutture: sarebbe bellissimo poter offrire un percorso di vari giorni che faccia attraversare tutta la zona a piedi, ma servono rifugi lungo il percorso, sentieri segnalati, guide, mappe dettagliate. Non è un’impresa impossibile. 

A questo possono essere agganciati happening sportivi, gare, centri di formazione, vacanze a tema, e perché no, sagre, manifestazioni artistiche, concorsi letterari, fotografici, pittorici. Pensiamo a questo percorso naturalistico da nord a sud come una crociera densa di emozioni. Come tutte le crociere può, anzi deve contemplare deviazioni dal percorso per dissertazioni su temi collegati: archeologia, luoghi santi, archelogia industriale, attività sportive acquatiche, musei, sport estremi, bird watching, rappresentazioni storiche, sagre; o ancora incontri su temi botanici o micologici, ecologici, di sostenibilità ambientale.

Sia Terni che Rieti vantano presenze archeologiche di notevole valore che si riferiscono all’epoca dell’impero romano di cui Interamna, Carsulae, la villa di Quinto Assio, Reate, Cutilia con la villa di Vaspasiano, Trebula Mutuesca, Cures rappresentano un percorso che porta direttamente a Roma. Vede come possibile un collegamento di natura turistica per una visione d’assieme di tali presenze nella storia degli ultimi secoli a.c. e dei primi d.c.?

Certamente sì. E per questo aspetto possiamo rivolgerci ad eminenti storici che operano nei nostri territori. 

Carsulae ha ultimamente avuto un piccolo rilancio come sito di cultura, grazie allo svolgimento all’interno delle rovine di spettacoli teatrali, concerti ed eventi gastronomici. Sono state investite delle risorse per rendere fruibile ai giorni nostri il teatro romano. Lo stesso si sta pensando per l’anfiteatro Fausto di Terni. 

È questo l’esempio da seguire, ed estendere a tutto il percorso che da Interamna porta a Roma.  Come ho già detto, dobbiamo abbandonare l’offerta del sito archelogico da visitare con l’opuscolo della pro loco. 

Questi siti vanno valorizzati offrendo al grande pubblico quello che vuole: storie, emozioni, esperienze sensoriali. Senza entrare nello specifico progettuale. Sarebbe, secondo noi, auspicabile creare un gruppo di lavoro multidisciplinare formato da esperti di vari settori, collegati al turismo. Un coordinamento che ragionando su scala comprensoriale, al di là delle Regioni, e in favore dei territori e delle comunità, sulla base di un patrimonio disponibile (nel nostro caso immenso) arrivi ad una proposta coordinata su cui impostare le politiche turistiche del prossimo decennio e in cui coinvolgere i privati, per partecipare ad un progetto comune di rilancio dell’offerta turistica a livello internazionale. 

Abbozzi una conclusione?

Per concludere mi permetto una chiosa di carattere generale: se i nostri territori sapranno abbandonare gli atteggiamenti accentratori che hanno portato al fallimento del regionalismo, sapendo al contrario ragionare in modo poliarchico i benefici saranno enormi. 

Se riusciremo a sostituire alla Polis, che ha trasformato le Regioni in strutture ingessate, la Civitas Romana, questi territori, le cui potenzialità in termini logistici, culturali, economici, turistici, storici sono enormi, giocheranno un ruolo decisivo per l’assetto politico-amministrativo futuro dell’intero Paese. 

Siamo la cerniera di collegamento fra una delle capitali più importanti del mondo e l’Italia di mezzo, dobbiamo rivendicare il ruolo che ci compete.


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